STASERA, GIOVEDÌ 16 FEBBRAIO, ALLE ORE 21,00
https://meet.google.com/fwq-rjjf-mwv
Corso Piave, 71/b – 12051 Alba Cn
Se … Ma …
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Ma io vi dico. Gesù entra nel progetto di Dio non per rifare un codice, ma per rifare il coraggio del cuore, il coraggio del sogno. Agendo su tre leve decisive: la violenza, il desiderio, la sincerità. Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, chi nutre rancore è potenzialmente un omicida. Gesù va diritto al movente delle azioni, al laboratorio dove si assemblano i gesti. L’apostolo Giovanni affermerà una cosa enorme: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1 Gv 3,15). Chi non ama, uccide. Il disamore non è solo il mio lento morire, ma è un’incubatrice di violenza e omicidi. Ma io vi dico: chiunque si adira con il fratello, o gli dice pazzo, o stupido, è sulla linea di Caino…
Gesù mostra i primi tre passi verso la morte: l’ira, l’insulto, il disprezzo, tre forme di omicidio.
L’uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell’altro. Chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna. Geenna non è l’inferno, ma quel vallone alla periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva perennemente un fumo acre e cattivo. Gesù dice: se tu disprezzi e insulti il fratello tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia; è ben più di un castigo, è la tua umanità che marcisce e va in fumo. Ascolti queste pagine che sono tra le più radicali del Vangelo e capisci per contrasto che diventano le più umane, perché Gesù parla solo della vita, con le parole proprie della vita: «Se tu custodisci le mie parole, esse ti custodiranno» (Prov 4,4), e non finirai nell’immondezzaio della storia.
Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio. Ma io vi dico: se guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice semplicemente: se tu desideri una donna; ma: se guardi per desiderare, con atteggiamento predatorio, per conquistare e violare, per sedurre e possedere, se la riduci a un oggetto da prendere o collezionare, tu commetti un reato contro la grandezza di quella persona.
Adulterio viene dal verbo a(du)lterare che significa: tu alteri, cambi, falsifichi, manipoli la persona. Le rubi il sogno di Dio. Adulterio non è tanto un reato contro la morale, ma un delitto contro la persona, deturpi il volto alto e puro dell’uomo.
Terza leva: Ma io vi dico: Non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no. Dal divieto del giuramento, Gesù va fino in fondo, arriva al divieto della menzogna. Di’ sempre la verità e non servirà più giurare. Non abbiamo bisogno di mostraci diversi da ciò che siamo nell’intimo. Dobbiamo solo curare il nostro cuore, per poi prenderci cura della vita attorno a noi; c’è da guarire il cuore per poi guarire la vita. (Ermes Ronchi)
LUCE E SALE
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Voi siete il sale, voi siete la luce. Siete come un istinto di vita che penetra nelle cose, come il sale, si oppone al loro degrado e le fa durare.Siete un istinto di bellezza, che si posa sulla superficie delle cose, le accarezza, come la luce, e non fa violenza mai, ne rivela invece forme, colori, armonie e legami. Così il discepolo-luce è uno che ogni giorno accarezza la vita e rivela il bello delle persone, uno dai cui occhi emana il rispetto amoroso per ogni vivente.
Voi siete il sale, avete il compito di preservare ciò che nel mondo vale e merita di durare, di opporvi a ciò che corrompe, di far gustare il sapore buono della vita.Voi siete la luce del mondo. Una affermazione che ci sorprende, che Dio sia luce lo crediamo; ma credere che anche l’uomo sia luce, che lo sia anch’io e anche tu, con i nostri limiti e le nostre ombre, questo è sorprendente. E lo siamo già adesso, se respiriamo vangelo: la luce è il dono naturale di chi ha respirato Dio.Chi vive secondo il vangelo è una manciata di luce gettata in faccia al mondo (Luigi Verdi).
E non impalcandosi a maestro o giudice, ma con i gesti: risplenda la vostra luce nelle vostre opere buone. Sono opere di luce i gesti dei miti, di chi ha un cuore bambino, degli affamati di giustizia, dei mai arresi cercatori di pace, i gesti delle beatitudini, che si oppongono a ciò che corrompe il cammino del mondo: violenza e denaro. Quando due sulla terra si amano compiono l’opera: diventano luce nel buio, lampada ai passi di molti, piacere di vivere e di credere. In ogni casa dove ci si vuol bene, viene sparso il sale che dà sapore buono alla vita.Mi sembra impossibile, da parte di Gesù, riporre tanta stima e tanta fiducia in queste sue creature! In me, che lo so bene, non sono né luce né sale. Eppure il vangelo mi incoraggia a prenderne coscienza: Non fermarti alla superficie di te, al ruvido dell’argilla di cui sei fatto, cerca in profondità, verso la cella segreta del cuore, scendi nel tuo santuario e troverai una lucerna accesa, una manciata di sale: frammento di Dio in te.
L’umiltà della luce e del sale: la luce non illumina se stessa, nessuno mangia il sale da solo. Così ogni discepolo deve apprendere la loro prima lezione: a partire da me, ma non per me. La povertà del sale e della luce è perdersi dentro le cose, senza fare rumore né violenza, e risorgere con loro. Come suggerisce il profeta Isaia: Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirà la tua ferita (Isaia 58,8). Non restare curvo sulle tue storie e sulle tue sconfitte, chi guarda solo a se stesso non si illumina mai. Tu occupati della terra e della città, e la tua luce sorgerà come un meriggio di sole. (Ermes Ronchi)
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Venerdì 27 gennaio abbiamo vissuto il GIORNO DELLA MEMORIA, nel quale in tutto il mondo si sono ricordati i caduti nei campi di concentramento d’Europa. Una data che raggruppa in sé tutte le tragedie e le ingiustizie, non solo quella della Shoah. Un giorno che deve diventare memoria di un fatto disumano, affinché il ricordo possa aprire strade nuove e inaugurare un volto sempre più umano a partire dai gesti, dalle parole, dagli atteggiamenti e dai pensieri di chi non vuole rimanere indifferente.
Perchè il problema è SEMPRE legato alla MEMORIA: siamo tutti stizziti, risentiti e arrabbiati, pronti a denunciare le ingiustizie dell’universo, ma non ricordiamo che OGNI GIORNO è il campo di battaglia dove scelte personali, al di là delle manifestazioni pubbliche che sovente lasciano il tempo che trovano, diventano la contestazione attiva e buona di quanto è cattivo e ingiusto.
Lo stesso dicasi per la Parola di Dio. É troppo facile l’oblio. Leggevo una bellissima riflessione di un gesuita, il quale, a tal proposito affermava: “IL COMPITO DELLA VOLONTÁ É MANTENERE IL VIANDANTE IN STATO DI VIGILANZA”. É vero: ogni persona – che per definizione è un essere in cammino, evoluzione e trasformazione dal momento che decide di vivere – per non dimenticare tanto facilmente quello che crede e vuole, deve essere MOLTO VIGILANTE, perchè nel mondo tutto tende e sequestrarci i buoni propositi e le intenzioni che potrebbero dare svolte nuove ai nostri giorni. Come quel passerotto della parabola del seminatore, pronto a beccare quel piccolo seme desideroso di vita. Le preoccupazioni …
Oggi il Vangelo allora ci ricorda alcune cose che potrebbero aiutarci a vivere la nostra settimana a partire da una memoria attiva e partecipe. Anzitutto che le beatitudini sono per i discepoli, ossia, coloro che “si staccano dalla folla per avvicinarsi” a Gesù e ascoltarlo. É un particolare di non poco conto che ci può fare pensare a quanto tempo al giorno riusciamo a dedicare a Lui per essere e diventare sempre più suoi discepoli. Che poi, significa, magari, alzarsi la mattina ripensando il Vangelo della domenica. Oppure leggere il Vangelo del giorno e scegliere una parola da vivere. Tutti modi per “avvicinarci” al maestro che ci parla. Potrebbe anche essere utile pensare ai “perseguitati per la giustizia”, che poi significa, in fondo, coloro che devono subire l’ingiustizia del mondo, chiedendoci quanto siamo capaci di schierarci a suo favore con scelte chiare e ben determinate. La memoria dei campi di sterminio ha molto da dirci.
Questa settimana in Parrocchia ci sarà una statua di una Madonna uguale a quella che c’era nella baracca dei preti del campo di concentramento di Dachau: riferimento di forza e di vita che, in Maria, ci ricorda che a tenerci desti sono i riferimenti da noi scelti per darle un senso e un contenuto. Come Maria, che impara a essere Madre dal suo Figlio. Vi invito a fare una visita in Chiesa per fare una preghiera davanti a Lei, affidarle tutti i dolori del mondo e chiedere la forza per essere la contestazione vivente e vigilante di tutto ciò che si oppone alla vita, alla luce e alla giustizia. Gesù ce lo ricordava bene nel vangelo di domenica scorsa: siamo mandati per diventare pescatori di uomini, ossia portatori di aria e ossigeno di un mondo che a volte non respira più.
MERCOLEDI 25 ALLE ORE 21,00
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Abbiamo terminato le feste del Natale che ci hanno ricordato l’importanza di nascere e rinascere continuamente nel figlio di Dio, nato PER NOI. Domenica scorsa il Vangelo ci immergeva nel Giordano con il nostro Messia, come per ricordarci che la possibilità della nostra nascita è legata all’immersione della nostra vita CON il Signore e NEL Signore Gesù, che è Colui che per primo si immerge in noi. E continuiamo il nostro cammino nel tempo ORDINARIO, perchè questo è lo spazio e il tempo nel quale si esprimono le potenzialità della nostra vita, il luogo che trasforma i fatti celebrati in eventi di vita.
Continuiamo così il nostro percorso, perché la vita è questo: procedere, cambiare, evolvere, aprirsi continuamente oltre tutte quelle forze e quelle morti che vorrebbero paralizzare e annientare le nostre ispirazioni e i nostri desideri più profondi, ascoltando LA CHIAMATA di Gesù. Una chiamata che per realizzarsi ed esprimere le proprie potenzialità nelle nostre vite richiede due gesti: LASCIARE e SEGUIRE. Un lasciare che non significa “cambiare la vita”, ma “cambiare nella vita”, ossia trovare ciò che conta davvero nel fare le cose che quotidianamente interpellano il nostro impegno e la nostra presenza. E ogni cosa è buona per manifestare la pienezza che abita il nostro cuore.
Potremmo allora farci condurre da qualche domanda in questi sette giorni che ci aspettano sino alla prossima celebrazione domenicale: quali sono le cose che dovrei LASCIARE per TROVARE (perchè questa è la cosa importante, mica siamo dei masochisti!) più vita, più gioia e più forza nelle mie giornate? Che cosa significa per me ASCOLTARE LA CHIAMATA di Gesù nello svolgersi della mia quotidianità, con la mia famiglia, il mio lavoro, il mio approcciare gli altri per farli diventare prossimi? Da quali parole del Vangelo traggo indicazioni in grado di accompagnare e alimentare i miei pensieri che costruiscono i miei progetti e risvegliano i miei sogni?
Matteo dice che la risposta dei discepoli avvenne SUBITO. Non è semplicemente un avverbio di tempo, si tratta, a mio parere, anzitutto di un modo di rispondere che dice una completa disponibilità che non procrastina sulle cose importanti ma che rende capaci di arrotolarci le maniche in un mondo dove siamo chiamati a diventare luce e sale per portare spazi di novità e di sapore di cui tanto c’è bisogno. E noi sappiamo bene dove.
Stasera alle ore 21,00
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». (GV. 1, 29 – 34)
Oggi, non per pigrizia ma per “meraviglia”, incollo il commento di Ermes Ronchi a questo Vangelo. Mi dico: se una cosa è bellissima, ed è da contemplare, per com’è scritta e detta, perchè non condividerla totalmente? E allora, eccola, vi invito a leggerla e rileggerla, gustarla questa settimana, magari tutte le sere, prima di addormentarsi. Pensando che siamo fortunati a credere in un Dio uguale a Gesù e a un Gesù uguale a Dio!
“Giovanni vedendo Gesù venire… Poter avere, come lui, occhi di profeta e so che non è impossibile perché «vi è un pizzico di profeta nei recessi di ogni esistenza umana» (A.J. Heschel); vedere Gesù mentre viene, eternamente incamminato lungo il fiume dei giorni, carico di tutta la lontananza; mentre viene negli occhi dei fratelli uccisi come agnelli; mentre viene lungo il confine tra bene e male dove si gioca il tuo e, in te, il destino del mondo. Vederlo venire (come ci è stato concesso a Natale) pellegrino dell’eternità, nella polvere dei nostri sentieri, sparpagliato per tutta la terra, rabdomante d’amore dentro l’accampamento umano, da dove non se ne andrà mai più.
Ecco l’agnello, il piccolo del gregge, l’ultimo nato che ha ancora bisogno della madre e si affida al pastore, che vuole crescere con noi e in mezzo a noi. Non è il «leone di Giuda», che viene a sistemare i malvagi e i prepotenti, ma un piccolo Dio che non può e non vuole far paura a nessuno; che non si impone, ma si propone e domanda solo di essere accolto. Accolto come il racconto della tenerezza di Dio. Viene e porta la rivoluzione della tenerezza, porta un altro modo possibile di abitare la terra, vivendo una vita libera da inganno e da violenza. Amatevi, dirà, altrimenti vi distruggerete, è tutto qui il Vangelo.
Ecco l’agnello, inerme e più forte di tutti gli Erodi della terra. Una sfida a viso aperto alla violenza, alla sua logica, al disamore che è la radice di ogni peccato. Viene l’Agnello di Dio, e porta molto di più del perdono, porta se stesso: Dio nella carne, il cromosoma divino nel nostro Dna, il suo cuore dentro il nostro cuore, respiro dentro il respiro, per sempre. E toglie il peccato del mondo.
Il verbo è al declinato al presente: ecco Colui che instancabilmente, infallibilmente, giorno per giorno, continua a togliere, a raschiare via, adesso ancora, il male dell’uomo. E in che modo toglie il male? Con la minaccia e il castigo? No, ma con lo stesso metodo vitale, positivo con cui opera nella creazione.
Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare sulla luce del giorno; per vincere il gelo accende il suo sole; per vincere la steppa semina milioni di semi; per vincere la zizzania del campo si prende cura del buon grano; per demolire la menzogna Lui passa libero, disarmato, amorevole fra le creature. Il peccato è tolto: nel Vangelo il peccato è presente e tuttavia è assente. Gesù ne parla solo per dirci: è tolto, è perdonabile sempre! E come Lui, il discepolo non condanna, ma annuncia un Dio che dimentica se stesso dietro una pecora smarrita, un bambino, un’adultera. Che muore per loro e tutti li catturerà dentro la sua risurrezione”.