LANCIATORI … DI FIORI
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
La scena del Vangelo di domenica concretizza l’insegnamento della Parabola del Figliol Prodigo e del Figlio Irritato, ascoltata a messa la scorsa settimana. Siamo davanti alla verità che si incarna e diventa realtà nei gesti e nelle parole di Gesù. Gesti che dicono che la condanna di questi accusatori nei confronti di UNA donna (riteniamo però che ci fosse anche UN uomo, il quale non compare proprio sulla scena, forse sarà quello che si ritiene sempre senza peccato) colta in flagrante adulterio, davanti alla povera realtà della loro umana inconsistenza, è come parola scritta sulla sabbia, destinata a scomparire dal passaggio della prima pedata e da una folata di vento un po’ più forte del solito. Di uomini che accusando una persona e in realtà ne vogliono condannare un’altra, facendo emergere tutta la doppiezza e la malafede del loro cuore.
La pausa del silenzio, mentre il Maestro scrive per terra e poi dà l’autorizzazione a procedere a partire da chi fosse stato senza peccato, diventa il punto di svolta di una situazione che ci chiede, prima di puntare il dito, di ritrovare uno sguardo limpido finalmente privo di quelle travi che impediscono di vedere il bene e di distinguere il peccato dal peccatore.
E se ne vanno. Dal primo all’ultimo.
Stupenda la Parola di Gesù che, anziché rimettere la donna “nel mezzo”, le fa guadagnare il VERO CENTRO, che non è quello legato al suo passato, ma al suo futuro aperto e denso di potenzialità.
Bello quanto scrive Ronchi:
“Va’ e d’ora in poi non peccare più. Sette parole che bastano a cambiare una vita. Qualunque cosa quella donna abbia fatto, non rimane più nulla, cancellato, annullato, azzerato. D’ora in avanti: «Donna, tu sei capace di amare, puoi amare ancora, amare bene, amare molto. Questo tu farai…»”
E parola rivolta anche a noi, che, con senso di responsabilità, in questa Quaresima abbiamo intrapreso un cammino per ridare un nome al male e al bene che abitano i nostri cuori e rovinano o ricostruiscono il mondo.